Quantamon Seeds: la passione per la ricerca delle migliori genetiche come resistenza italiana

Sul nostro territorio stanno nascendo diverse piattaforme di vendita, imprese e associazioni culturali. Cosa ha in comune questa impennata di medio-piccoli imprenditori? Molto facile, un tema che da sempre ha interessato la nostra penisola, ma che spesso ha interferito con uno Stato a volte assente, a volte distratto e talvolta impreparato: lo sconfinato mondo della cannabis. La nostra equipe in particolare ha avuto il piacere di incontrare di persona tre coraggiosi nuovi imprenditori che trattano questo tema con tutta la loro passione e soprattutto con professionalità, agganciandosi al mercato della cannabis nella sua sconfinata e poliedrica funzione dal punto di vista del principio, ovvero i semi della pianta.

La loro è una realtà fresca e innovativa, che porta con sé la cultura biologica e le enormi risorse che questo paese in termini climatici può dare. Per capire il loro intento ma soprattutto il loro lavoro ci siamo direttamente recati nella sede di Quantamon Seeds, a Monterotondo, una cittadina in provincia di Roma, e abbiamo cortesemente parlato con Alessio Mingoia, uno dei soci fondatori.

 

Buonasera Alessio, che cos’è Quantamon Seeds e di cosa si occupa?

Quantamon srl è un’azienda nata ad aprile 2018, che ha lanciato QUANTAMONSEEDS una nuova Seeds bank tutta italiana e capitolina, frutto di un progetto nato nel 2016 da quattro ragazzi italiani con esperienze lavorative in diversi settori, amici da sempre con una passione unica per questa pianta millenaria, la canapa appunto. Quantamon è anche una fitta rete di collaboratori, di breeder con esperienza internazionale che ci aiutano e sviluppano le genetiche migliori nel settore. E’ per questo che abbiamo messo in commercio una collezione di nuove e vecchie genetiche di semi di canapa creando un prodotto artistico unico e inimitabile, con semi da collezione che hanno alte e basse potenziali di THC e CBD, il nostro prodotto è stato immesso  in diversi mercati, dal web, alle distribuzioni, dai Grow shop agli hemp/head-shop con l’unico scopo di preservare questa pianta che potrebbe salvare il mondo o per lo meno renderlo migliore, sensibilizzando la nostra nazione alla causa. Molte nazioni ne stanno già traendo profitto e vantaggi sociali.

 

Da quando vi siete avvicinati al mondo dei semi e avete capito che la vostra passione poteva diventare un lavoro?

Domanda interessante, (sorride) amiamo la canapa ormai da molti anni e abbiamo fatto diversi viaggi in Olanda e Spagna dove questa pianta ha delle leggi molto più liberali del nostro “democratico” paese; abbiamo studiato la canapa in ogni sua sfaccettatura, dalle proprietà risananti della radice alle potenzialità farmaceutiche e galeniche dei suoi estratti, dalla fibra tessile alla nuova bio-edilizia a base di canapa. Alla fine però abbiamo prediletto il suo lato genetico iniziando a commissionare lavori di breeding a veri professionisti già nel 2015/2016, ma ripeto il nostro amore per “Mary Jane”(cosi la chiama) ha radici lontane, quando abbiamo capito da subito che poteva essere un lavoro, ti fa svegliare la mattina con il sorriso, un sogno che si sta concretizzando giorno dopo giorno, lo dimostrano le tante attività che stanno commercializzando i nostri semi da collezione Quantamon seeds; la passione che mettiamo in quello che facciamo è immensa, cercheremo di renderlo palese a tutti.

 

Qual è il vostro prodotto finito? Che platea investe e qual è lo scopo di chi acquista?

Il nostro prodotto finito è una collezione di 10 semi di canapa ibridi 5 auto-fiorenti femminizzati e 5 semi femminilizzati foto-dipendenti, prossimamente stanno uscendo i nuovi ibridi da collezione a basso contenuto di THC e con un alto contenuto di CBD tutto questo immesso nel mercato con un packaging disegnato dal nostro collaboratore SERGIO CRIMINISI con una mascotte unica e graficamente accattivante, è per questo che i nostri partner sono agevolati nella rivendita del nostro prodotto. E’ inoltre totalmente asettico e non istiga la coltivazione. Noi di Quantamon avendo la sede in Italia siamo molto attenti a rispettare le leggi italiane e condanniamo la messa in essere del seme dei nostri prodotti almeno finché le norme del nostro paese cambino e venga permesso.

 

Quali sono le difficoltà che incontra una nuova impresa in Italia? E soprattutto quante sono dipese da un sistema legislativo proibizionista?

Nel nostro paese come ben sapete è difficile aprire qualsiasi attività per tempi, costi e burocrazia. La nostra volontà di intraprendere questo percorso ha reso alla fine possibile la creazione di questa azienda. Il progetto ci ha fatto viaggiare in tutta Europa tra fiere corsi e collaboratori del settore ma dopo 2 anni si è trasformato in QUANTAMON SRL che commercia un prodotto asettico totalmente legale in Italia e nel mondo e siamo molto soddisfatti del risultato finale perché non andiamo contro il nostro sistema legislativo, comunque facciamo parte di diverse associazioni sulla filiera della canapa e proprio con loro abbiamo detto anche noi la nostra sulle proposte di legge presentate ai vari ministeri, sperando che in futuro non troppo lontano magari le cose per questa pianta eccezionale cambino ma sono convinto che se vogliamo allinearci al resto di Europa e del mondo qualcosa deve cambiare .

 

Già il 2016 sembrava l’anno della svolta, diverse aziende di produzione, provarono ad anticipare quella che ormai sembrava la scontata legalizzazione. Non c’è il rischio che la vostra occupazione possa essere fraintesa e considerata un venditore di canapa a scopo ricreativo a tutti gli effetti?

Confermo, nell’anno 2016 dopo la parziale regolamentazione della 242 tanti imprenditori agricoli e commerciali hanno intravisto il primo spiraglio di luce in un mercato che soltanto in Europa supera i 20 miliardi di euro. Ma siamo ancora lontani dall’obbiettivo finale, per esempio in paesi come la Spagna, Olanda, Germania e Svizzera ci sono leggi meno proibizioniste, e in altri stati come U.S.A e Canada è completamente legale o lo sta diventando. Mercati fiorenti, che in pochi anni stanno diventando multinazionali, sta a noi aprire gli occhi e magari ripercorrere quello che negli ‘60 era un motivo di orgoglio. L’Italia era la seconda esportatrice di canapa al mondo, abbiamo un clima perfetto e soprattutto il Made in Italy è celebre in tutto il mondo.

 

Attualmente vi sembra migliorato questo mercato in Italia?

Come dicevo prima sin dal 2016 le cose non sono di molto cambiate, ma la lente dei media ha cominciato a canalizzare l’attenzione su quelle aziende che vendevano inflorescenze a uso ornamentale collezionistico e ha posto l’accento su tali tematiche, sensibilizzando l’opinione pubblica e i giovani investitori che grazie al loro coraggio ora si trovano sulla cima della piramide commerciale italiana. Noi a nostro vantaggio siamo tra i primi a esporre una collezione di semi di canapa a scopo di preservazione dello stesso ibrido e ci solleviamo sempre da qualsiasi messa in essere della semenza dentro il packaging.

 

Due parole sulla filiera e sulle possibilità di lavoro.

La filiera è un discorso lungo e complesso per un’intervista, servirebbe un reportage. Tuttavia le possibilità economiche dietro questa pianta sono infinite, L’importante è capire se vogliamo cogliere al volo questa enorme occasione di sviluppo e creazione di reddito prima di altri stati. Io ricordo sempre che di canapa o cannabis non è mai morto nessuno, oltremodo potrebbe servire a far vivere più dignitosamente tante persone.

 

Parlando con voi si ha l’impressione di entrare in un mondo molto distante che però, attraverso vari rami dello stesso settore, sta cominciando la sua ascesa in Italia. Vi sentiti i veicoli di un messaggio al panorama nazionale?

Si. O meglio, spero di si, ne saremmo fieri se fossimo visti dal pubblico in questo ruolo di portavoce. Di certo io non posso auto-eleggermi a paladino della legalizzazione, da parte nostra siamo affiliati a diverse associazioni con le quali stiamo portando avanti diversi progetti. Alcune proposte di legge in questi giorni verranno inviate ai vari ministeri per un disegno di legge che tuteli meglio la filiera. Stiamo sempre sul pezzo e non vogliamo fermarci… con la speranza che i nostri clienti ci diano ragione.

 


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