Decarbossilare la Cannabis: perché conviene farlo quando si cucina

“Decarbossilazione” è un termine che suona più complicato dell’azione a cui corrisponde, e probabilmente l’avete già sperimentata: avviene infatti quando accendente un joint o usate un vaporizzatore. È un processo semplice quanto essenziale, e significa riscaldare la Cannabis per ottenerne il meglio.

È un processo necessario anche nella preparazione dei cibi alla Cannabis, poiché altrimenti i cannabinoidi non verranno attivati, e i prodotti resteranno inefficaci. Nel cuocerla, il processo avviene naturalmente a una determinata temperatura, ma, se non state cuocendo, sarebbe una buona decarbossilare la Cannabis prima di utilizzarla nelle vostre preparazioni.

DECARBOSSILAZIONE: CHE COS'È?

La decarbossilazione è una reazione chimica attivata dal calore che rimuove un gruppo di acido carbossilico dalla composizione della pianta, rendendola più potente, poiché altrimenti agirebbe come bloccante delle proprietà psicoattive della pianta.

Bruciando il gruppo carbossilico si producono cambianti chimica che trasformano il THCA, una sostanza inefficace, in THC, una sostanza efficace: per questo la Cannabis deve essere riscaldata prima di essere fumata, vaporizzata o cucinata.

COME DECARBOSSILARE LA VOSTRA CANNABIS

Il modo più efficace per decarbossilare la Cannabis quando si cucina è quello di macinarla finemente, disporla su della carta da forno in modo uniforme e messa su una teglia, da inserire poi in forno pre-riscaldato a 110°C per un’ora.

Volendo, si può scegliere di aumentare la temperatura per diminuire il tempo necessario, ma la cottura ad una temperatura più bassa per un periodo di tempo più lungo è generalmente considerato il modo migliore per aumentare la potenza della marijuana – evitando, per altro, di bruciarla.

PERCHÉ I PRODOTTI COMMESTIBILI HANNO EFFETTI DIVERSI RISPETTO AL FUMARE

Rispetto al fumo, tramite l’assunzione attraverso i prodotti commestibili il THC, CBD e tutti i cannabinoidi vengono assorbiti dal tratto gastrointestinale anziché dai polmoni, e viene poi metabolizzato dal fegato che lo converte in 11-idrossi-THC, una sostanza chimica più forte che riesce a penetrare più facilmente nella barriera emato-encefalica.

Quando si fuma la Cannabis, l’effetto si manifesta più in fretta perché il THC arriva prima al cervello del fumatore, ma di solito è meno intenso rispetto al consumo di Cannabis. Con i prodotti commestibili l’effetto può durare fino a 4-6 ore, a seconda della dose assunta.

Date le nuove sperimentazioni nell’ambito della cucina con la Cannabis, quando si parla di prodotti commestibili non ci si riferisce più solo ai biscotti, ma anche a torte, altri dolci, caffè o tè con infusi d’erba.

Anche se le bevande potrebbero sembrare un utilizzo nuovo della Cannabis in ambito culinario, in realtà l’uso del tè a base di marijuana risale a migliaia di anni fa. Infatti, la popolazione indiana era solita mescolare il burro alla Cannabis nel proprio tè durante le cerimonie o come rimedio omeopatico. L’uso prolungato nel corso dei secoli potrebbe costituire da sé già un’ottima referenza.


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